Riflessioni semiserie

Caro diario

Fin da quando ero piccola e la mamma mi organizzava le feste di carnevale (che coincidevano spesso col mio onomastico) ho iniziato ad accumulare diari segreti che gli amichetti mi regalavano, e da quando ho imparato a scrivere, in prima elementare, ho tentato di raccogliere i miei pensieri in questi libriccini provvisti di lucchetto e chiavetta. I primi tempi non avevo grandi segreti, scrivevo più che altro di quanto volevo bene alla mia amichetta, delle torte buonissime che la mamma mi preparava o di un nuvo vestitino per Barbie che mi portava papà appena tornato dal lavoro; poi le cose hanno cominciato a diventare più complesse. Ma il mio modo di confidarmi col “pezzo di carta” non è mai cambiato, anzi, è sempre rimasto saltuario, mai regolare (anche perchè ad un certo punto mi sono convinta che ogni volta che scrivevo qualcosa che mi stava a cuore, andava a finire male… e quindi per scaramanzia evitavo): ogni tanto scrivevo tre giorni di fila e poi per due mesi non lo aprivo. Addirittura, poi, per 2 anni, come fino a due giorni fa.
Probabilmente ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa perchè un capitolo della mia vita si è appena chiuso e volevo segnarlo da qualche parte, nonostante non avessi nulla da rimproverarmi, anzi ne sono uscita illesa. Ottimo direi. Dopo aver scritto qualcosa che sembrava quasi costretto, dato che quando voglio parlare preferisco farlo con una persona di fiducia piuttosto che con un pezzo di carta con cui non posso avere  nessun confronto (infatti nonostante lo faccia, mi sembra inutile), mi sono messa a rileggere pagine passate e mi sono accorta di quanto sono cambiata nel tempo, di quanto fossi ingenua e idealista prima e di quanto invece sia più determinata e pragmatica adesso. Probabilmente è questo il vero scopo di un diario segreto: quello di notare i propri cambiamenti, e non quello più semplice di sfogarsi e affidare a qualcosa i propri pensieri e problemi.

Non ricordavo, però, di avere affidato al mio diario una foto che mi ha fatto ricordare tante cose che non ho potuto avere ma che ho sempre voluto nonostante mi ripetessi sempre che avevo chiuso (ma non si può nascondere il sole con la rete).  Beh, ma in fondo so che anche se non posso avere tutto ciò, quel qualcosa sarà sempre riservato a me e a nessun altro. Nel frattempo io mi prendo quel che la situazione mi permette di prendere, che non sarà mai tutto. Chissà se è triste questa specie di rassegnazione. E soprattutto, chissà se è rassegnazione…

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2 thoughts on “Caro diario

  1. Ciao Vale… è da tanto che non passo… scusa la latitanza….
    che dirti… io non ho mai avuto un diario…
    ho cominciato a scrivere a 14 anni, per caso, così…
    ma ho sempre scritto poesie… anche se da un pò che sto lavorando per scrivere un romanzo…
    a presto

    ps. hai cambiato anche il template… bello

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