Musica · Riflessioni semiserie

Nei giardini che nessuno sa

Al primo anno di università (ora ho appena finito il terzo) ho preso la patente ad ottobre e ho cominciato ad usare la macchina in assoluta autonomia a novembre, quindi i primi due mesi prendevo l’autobus. Un giorno che ero seduta tranquillamente mentre aspettavo di raggiungere casa è montato sull’autobus un signore anziano che non aveva la forza di salire il gradino, poi la cosa gli veniva ancora più difficile dato che era pieno di sacchetti della spesa. Poco dopo, quando finalmente lo abbiamo aiutato a salire e gli abbiamo ceduto un posto, poveretto gli è squillato il cellulare e lui leggeva a fatica sullo schermo che era sua figlia che lo chiamava, ma non sapeva rispondere, così lo abbiamo aiutato di nuovo a ricevere la telefonata.

Io penso che questa scena mi abbia segnata nel profondo, perchè da quel giorno non ho fatto altro che rifletterci. Mi sarebbe piaciuto fare un po’ di volontariato, magari non con la gente malata, chè sono abbastanza impressionabile (ricordo quando andai a fare uno spettacolo di beneficenza nel reparto pediatrico di un ospedale qui vicino e nonostante io facessi la parte di Biancaneve, non mi veniva proprio di sorridere vedendo quei poveri bambini attaccati a dei tubi), ma con persone anziane che hanno bisogno d’aiuto. Ho capito, dandomi un’occhiata intorno, che ci sono persone che vengono lasciate completamente SOLE, abbandonate dalle famiglie, dai figli che (tranne nei casi gravi che necessitino di strutture specializzate) sono troppo impegnati con il loro lavoro o con la loro vita per badare a chi questa vita gliel’ha data. E in generale siamo sempre un po’ tutti troppo impegnati a pensare ad altro per accorgerci di queste cose. Credo sia una cosa molto triste, per questo mi sarebbe piaciuto fare qualcosa però non ho avuto il tempo materiale di dedicarmici… Gli studi in questi 3 anni mi hanno preso più tempo del dovuto: quasi ogni giorno dalle 8 del mattino fino alle 19. Vediamo se quest’anno si riesce a fare qualcosa.

Intanto mi è venuta in mente una bellissima canzone di Renato Zero che parla un po’ di questo.

Senti quella pelle ruvida.
Un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro l’angolo,
gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile gioca contro te.
Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili…
Tanti viaggi rimandati e già,
valigie vuote da un’eternità…
Quel dolore che non sai cos’è,
solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!
E’ un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.
Non si fanno più miracoli,
adesso non più.
Non dar retta a quelle bambole.
Non toccare quelle pillole.
Quella suora ha un bel carattere,
ci sa fare con le anime.
Ti darei gli occhi miei,
per vedere ciò che non vedi.
L’energia, l’allegria,
per strapparti ancora sorrisi.
Dirti si, sempre si,
e riuscire a farti volare,
dove vuoi, dove sai,
senza più quei pesi sul cuore.
Nasconderti le nuvole,
quell’inverno che ti fa male.
Curarti le ferite e poi,
qualche dente in più per mangiare.
E poi vederti ridere,
e poi vederti correre ancora.
Dimentica, c’è chi dimentica
Distrattamente un fiore una domenica
E poi… silenzi. E poi silenzi.
Nei giardini che nessuno sa
Si respira l’inutilità.
C’è rispetto grande pulizia,
è quasi follia.
Non sai come è bello stringerti,
ritrovarsi qui a difenderti,
e vestirti e pettinarti si.
E sussurrarti non arrenderti
nei giardini che nessuno sa,
quanta vita si trascina qua,
solo acciacchi, piccole anemie.
Siamo niente senza fantasie.
Sorreggili, aiutali,
ti prego non lasciarli cadere.
Esili, fragili,
non negargli un po’ del tuo amore.
Stelle che ora tacciono,
ma daranno un segno a quel cielo.
Gli uomini non brillano
Se non sono stelle anche loro.
Mani che ora tremano,
perché il vento soffia più forte…
non lasciarli adesso no.
Che non li sorprenda la morte.
Siamo noi gli inabili,
che pure avendo a volte non diamo.
Dimentica, c’è chi dimentica,
distrattamente un fiore una domenica
e poi silenzi. E poi silenzi…

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4 thoughts on “Nei giardini che nessuno sa

  1. Ci sono tanti anziani che hanno anche soltanto bisogno di compagnia, di ricevere attenzioni, uno sguardo che li faccia sentire “ascoltati”… ecco, questa sarebbe una cosa bella, per dar loro, per un attimo, l’impressione di contare ancora qualcosa.

    Quindi se deciderai di farlo, farai una cosa bella. In fondo basterebbe poco, soltanto un po’ di tempo.

    ps: da oggi, sei tra i miei preferiti, perché sei una mia conterranea (Siciliano esportato al nord… 😉 ) e poi, perché mi piace come scrivi e, cosa più importante, quel che scrivi.

    1. L’altro giorno i miei amici mi parlavano del fatto che quest’anno (che siamo tutti al primo fuori corso e quindi non avremo lezioni da seguire che impegnino tutta la giornata) vorrebbero fare un po’ di servizio civile. A me non interessa che sia una cosa retribuita, mi piacerebbe solo fare qualcosa di utile per queste persone. Anche tener loro compagnia, fare commissioni qualora ne abbiano bisogno, parlare. Sembrano piccole cose per quanti riescono a goderne ogni giorno, ma per chi non ha la possibilità di avere tutto questo penso siano cose molto importanti. Poi si sa, il valore che diamo alle cose cambia da persona a persona.

      p.s. Mi fa molto piacere ^_^

  2. Ho letto queste tue parole qualche giorno fa, e in quel momento mi sono un po’ commosso. In particolare quando scrivi:
    Ho capito, dandomi un’occhiata intorno, che ci sono persone che vengono lasciate completamente SOLE, abbandonate dalle famiglie, dai figli che (…) sono troppo impegnati con il loro lavoro o con la loro vita per badare a chi questa vita gliel’ha data

    Queste tue parole così incisive mi hanno toccato profondamente, anche perché è proprio come dici.
    Poi ascoltando la canzone di Renato Zero mi ha colpito quando dice Siamo noi gli inabili,
    che pure avendo a volte non diamo.

    e non avevo letto il testo che hai inserito, e mi sono accorto che hai sottolineato quella frase :).

    Personalmente non sono troppo bravo nelle relazioni interpersonali, e non mi sento portato per una assistenza tipo quella che descrivi. Ma a volte ci sono attività secondarie ma di supporto a quelle, tipo qualcosa di tecnico, organizzativo.
    Certo, c’è molto da fare, ma quando possiamo credo sia un po’ nostro dovere dare, in qualche modo, un po’ delle energie che noi abbiamo intatte a chi è in difficoltà.

    1. Beh, ad essere sincera, non so come debba essere questo tipo di attività, però è qualcosa che sento di poter/dover fare, sento il bisogno di essere utile a chi ha bisogno 🙂

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