Riflessioni semiserie

Il distacco

Premetto che NON sto pensando suicidio e non ci ho mai pensato! Lo puntualizzo perchè ogni volta che si toccano certi argomenti si dà quasi per certo che chi ne parla ne parli perchè è depresso e si vuole uccidere. Benissimo: non sono depressa e non ho mai fatto, come non farò mai, pensieri di questo genere, anzi ho sempre criticato chi li fa e li mette in atto, perchè Dio o non Dio, la vita è il bene più prezioso che abbiamo e per quanto schifosa possa essere, non bisogna MAI buttarla via.

Detto questo andiamo avanti.
Io ho imparato a conoscere la morte quando ero ancora piccola; ho imparato a capire che poteva giungere quando si era anziani, in seguito ad una malattia o che poteva perfino arrivare quando meno ce lo si aspettava per cause non esattamente naturali. Di malattie ne ho viste e vissute (non in prima persona) tante e, di persone che se ne andavano, anche di più. Però è una cosa che non mi ha mai sconvolta più di tanto, una cosa che non mi fa paura. C’è chi è terrorizzato dalla morte, ma io credo che – e lo dico sempre – “la morte, al giorno d’oggi, è la cosa più naturale del mondo, perfino più della nascita” (credetemi, autocitarsi è fighissimo).

Forse quello che ho visto mi ha fortificata, forse ho preso da mia nonna che era molto religiosa e quindi aveva una visione tutta sua, ma io non sono esattamente religiosa. Ora non voglio aprire il capitolo della religione perchè altrimenti non ne usciamo più, e poi questo problema nemmeno me lo pongo, cioè, per me dopo che passiamo a miglior vita fa lo stesso se non c’è più nulla o se l’anima torna al Signore, si reincarna, se ne va altrove… tanto, saperlo, non è una cosa che mi può servire finchè sono qua insieme a voi.

Se c’è una cosa di cui ho paura è la sofferenza, quella sì, la temo moltissimo.

Voi come la pensate?

 

p.s. ho notato che Alessandro Preziosi v’è piaciuto assai, ho visto un decollo del numero delle visite. Bravi, bravi! 😀

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23 thoughts on “Il distacco

  1. A me fanno paura entrambe le cose, e la sofferenza e la morte vera e propria. Anche se dovessimo andarcene senza provare alcun dolore, sono pur sempre terrorizzata dall’idea di abbandonare tutto, in particolare le persone alle quali tanto tengo.
    Indipendentemente dalla religiosità, indipendentemente dal considerare la morte come una nuova vita o come un abisso di buio, io la vedo come qualcosa che ti “stacca” definitivamente dalla vita, e lasciare questo mondo che, nonostante tutto, amo, mi sembra una condanna durissima.

    1. Io sono molto serena. Ora non voglio fare un discorso egoistico, ma quando me ne vado io saranno quelli che mi vogliono bene a star male. Voglio dire, se non ci sarò più non potrò star male perchè non sono più con loro. Non so se ho reso l’idea, ultimamente mi esprimo coi piedi.

      1. Ho capito quello che intendi (non è vero che ti esprimi con i piedi! xD) e penso che non sia totalmente sbagliato. Però non la vedo così, perchè la mia idea della morte comprende tutti quei momenti che la precedono, in cui si fa strada la consapevolezza di avere pochi momenti di vita.
        Sono proprio quei momenti che mi spaventano, quando siamo tra la vita e la morte, ma più di là che di qua. E quando vediamo i nostri cari attorno a noi, i cari che dovremo lasciare e non rivedere mai più.
        Forse è più l’idea di morire, piuttosto che la morte in sè e per sè (un semplice chiudere gli occhi ed impallidire), che mi fanno paura.

        P.S. Oddio, mi sto un pò deprimendo Vale. 🙂

        1. Sì, ho capito che intendi, però dipende, alcuni quei momenti li vivono bene perchè magari vedono la morte come una liberazione dalle sofferenze o come un ricongiungimento coi propri cari. Mia nonna ad esempio era felice di andarsene perchè sapeva, anzi ne era certa, che sarebbe andata da mio nonno e poi diceva che si sentiva di peso a noi che dovevamo assisterla perchè aveva una brutta malattia che per fortuna non le ha causato grandi dolori.

          In effetti è un po’ deprimente questo discorso! Volevo mettere una foto di Preziosi sotto il ps, dato che era piaciuto così tanto, ma mi sembrava terribile inserirla in un articolo sulla morte, mi sembrava quasi una gufata!

    1. Io non mi pongo il problema. Epicuro diceva “se ci siamo noi non c’è la morte e se c’è la morte non ci siamo noi” e secondo me torto non ne aveva.

      p.s. non faccio sfoggi… è l’unica cosa che ho capito in 3 anni di filosofia, insieme al fatto che Schopenhauer era molto triste e che per Talete tutto era acqua, quindi concedimelo!

  2. ho espresso male il concetto … Che si muoia non mi va giù! Se muoio io non ci piove l’amico friz ha ragione, ma il ‘noi ‘ ci frega. … Del mio ragionamento non si capisce un fico ma tu sei intelligente e hai capito … Vero?

  3. Sofferenza…a mio avviso la cosa più inutile di questo mondo.Più inutile e più inspiegabile anche.Molti pensano che soffrendo si innalza lo Spirito,o che attraverso la sofferenza l’uomo può pienamente godere delle felicità che ci offre la vita.
    Bel pensiero sicuramente,un pensiero che fa riflettere…ma andatelo a spiegare alle famiglie di quei poveri e innocenti bambini chiusi in centri di malattie a combattere con tubi,terapie,tumori e leucemie..
    E’ proprio in quelle occasioni che non riesco proprio a dare una spiegazione logica a sta sofferenza…boh..

    1. Sono d’accordo con te, non ha nessun senso, anzi distrugge non solo chi soffre ma anche chi gli sta attorno. Per me il discorso che la sofferenza fa innalzare lo Spirito ha ancora meno senso. Se si soffre si soffre e basta.

  4. Penso semplicemente che la sofferenza non è mai fine a se stessa e che quando arriva, oltre a non essere mai oltre le nostre possibilità di sopportazione, ha sempre qualcosa da insegnarci e di cui dovremmo far tesoro. L’umanità intera è progredita interiormente passando attraverso l’esperienza della sofferenza.
    Ovviamente poi, come in tutte le cose, esistono delle eccezioni; ma non è questo il tempo e lo spazio per parlarne.

    Buona serata

    1. Stavolta non sono d’accordo. La sofferenza la maggior parte delle volte è oltre le nostre capacità di sopportazione. Non mi riferisco alla morte di un amico, di un parente o all’abbandono da parte di un fidanzato o un marito, parlo di sofferenza fisica, seria. Se hai una malattia grave e hai dolori atroci come fai a dire che non va oltre le tue capacità di sopportazione? Penso proprio che in questi casi la sofferenza non possa insegnare nulla, sia sofferenza e basta.
      Se parliamo di sofferenze psicologiche allora sì, se ne esce con tanta forza di volontà e si imparano tante cose, ma da quella fisica, quando è sofferenza vera, non si esce.

      Buona serata!

  5. Una morte indolore è quello che mi auguro! Ed è quello che potenzialmente vorrei non sentissero le persone che mi sono accanto. Non voglio che soffrano per me.
    Ma una domanda la giro a te.. più che alla morte in sé penso a chi potrei mancare delle persone che restano… non contando i familiari e le persone che amo che naturalmente avrebbero una reazione immediata! Tu?

  6. il dolore…già….

    ( …ma che son questi pensierini???) 🙂
    si, lo hai spiegato ampiamente….io ho capito….
    ma …da mamma direi a mia figlia di
    passar la mano a chi è già su con l’età….

    un sorriso e un bacino.
    vento

    1. ehehe sono pensieri che mi sono venuti in base agli eventi degli ultimi giorni, niente di troppo triste, comunque. Per me è un argomento su cui regna la serenità più assoluta 🙂

  7. Non so quanto dipenda dalla differenza di età (come sai, dovrei avere più o meno quella dei tuoi genitori) o semplicemente da un diverso approccio personale rispetto a te con l’oscura signora, ma il mio amore per la vita mi porta a temerne il suo termine come qualcosa di difficilmente accettabile.
    Oltre a dover fare i conti, per il tempo che mi sarà concesso, con il limite sempre più angusto di energie mentali e fisiche, incolumità e salute, nonché tempo, a disposizione.
    A volte mi sembra che il nostro cammino sia orientato per sua natura ad un costante progresso, ma che, paradossalmente, il culmine del progresso sia poi costituito dal suo parziale e poi totale annichilimento.
    Ma questo ci è dato, e non possiamo che ringraziare.
    Ciao, cara amica.

    1. Sicuramente il pensiero che vorresti che il tempo non finisse, che man mano che vai avanti questo tempo diminuisce sempre di più mettendoti ansia, è normale. Però io credo che sia inutile aver paura di una cosa che non puoi evitare e che tutto sommato è naturale: ogni cosa ha un inizio e una fine. Non credo sia una questione di differenza d’età, nemmeno di approccio alla vita. La vita la amo anch’io tantissimo e credo, come ho scritto da qualche parte, che sia il bene più prezioso che abbiamo, che dobbiamo farne qualcosa di meraviglioso e che bisogna godersela al meglio.
      Il progresso di cui parli, sì, c’è, ma poi subentra il regresso. Arriviamo al nostro massimo e da lì c’è la caduta. Però pensaci bene, la signora Rita Levi Montalcini, per dirne una a caso, nonostante abbia passato i 100, sembra essere nel suo “regresso”?

      Mi ha colpita molto una frase che (mi è stato raccontato) diceva sempre il mio bisnonno: “quando arrivi ad una certa età vivi alla giornata, non sai mai se il giorno dopo ti sveglierai”. Ma non credo fosse una persona che temeva la fine, più che altro il punto è che senti che si avvicina e non sai quando arriva. Ma non parlerei di paura, quello no.

  8. Mentre leggevo sapevo già cosa ti avrei scritto nel commento. Poi a fine post hai scritto proprio quello che volevo scriverti io. Anche a me non fa paura la morte in sè, quanto semmai la sofferenza… Quella sì, mi terrorizza…

Tu che pensi? Dimmi la tua :)

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