Passioni

Se sette italiani su dieci non capiscono la lingua

Oggi mi è capitato di leggere un articolo dello scorso novembre sul rapporto ormai tragico che esiste tra la lingua italiana e la popolazione. Addirittura il 71% degli italiani si troverebbe al di sotto del livello minimo di comprensione nella lettura di un testo di media difficoltà, mentre il 20% sarebbe in possesso delle competenze minime «per orientarsi e risolvere, attraverso l’uso appropriato della lingua italiana, situazioni complesse e problemi della vita sociale quotidiana».  Io tutto ciò lo trovo aberrante.

Come si è arrivati a questo punto? Come si è arrivati a trovare dei temi in cui appaiono parole scritte con le x e con le k? Come si è arrivati a non capirsi l’uno con l’altro?
Io sono abituata a vivere in un ambiente in cui la lingua italiana, nonostante ci siano diverse eccezioni, è adorata e venerata, e di conseguenza sono abituata a parlare in un certo modo e a fare attenzione a tutto. Ora, bisogna fare delle ulteriori premesse. Parlare bene non significa necessariamente parlare come se stessimo scrivendo un testo di oratoria o come se stessimo scrivendo al presidente della repubblica. Non sono le parole che usiamo a fare di noi delle persone che conoscono la propria lingua, anche se comunque vanno conosciute (ricordo che tempo fa usavo spesso prendere il vocabolario e aprirlo a casaccio prima del tema in classe, nella speranza di trovarci qualche parola da poter sfoggiare; questo mi serviva comunque da esercizio). Non posso mettermi a parlare di “problematiche” quando voglio dire “problemi”, o di “tematiche” quando voglio parlare di “temi”. Devo dire che anzi questa cosa spesso m’infastidisce: ci sono persone che usano parole che fanno più fighi e che passano per superintellettualoni, poi però ti scrivono “pò” con l’accento o “apposto” al posto di “a posto” (scusate il gioco di parole). Ma non è questa la cosa allarmante, sebbene questa gente esca dalle scuole che tutti frequentiamo, quindi verrebbe subito da chiedersi a che livello stiano queste “scuole”. La vera cosa allarmante è che non ci capiamo tra noi.

Io sono solita frequentare una chat, e nelle chat trovi chiunque, è risaputo. Il primo insegnamento che ti danno all’università è che “saper parlare non significa conoscere duecento miliardi di parole o fare discorsi pomposi, saper parlare significa innanzitutto avere la capacità di utilizzare la giusta varietà linguistica nel giusto ambiente”, cioè non useresti mai l’italiano letterario per comprare le cipolle dal fruttivendolo. Detto ciò, in questa chat mi succede spesso di non essere capita, nonostante io non usi parole eccessivamente difficili; ad esempio l’altro giorno mi è capitato di dire “boicottiamo (una certa cosa che non ricordo)” e la mia interlocutrice è dovuta andare a prendere il vocabolario. Per non parlare della parola “prorogato”.

Poi penso anche ad un’altra cosa: negli anni sessanta per combattere l’analfabetismo la televisione di stato mandava in onda un programma in cui il famosissimo maestro Manzi insegnava a leggere e scrivere alla popolazione che non sapeva farlo, quindi si cercava di fare adeguare la gente alla lingua corretta. Perchè invece ora si è ribaltato tutto? Perchè è la lingua che si semplifica per adattarsi alle capacità e alle competenze del popolo? E’ troppo noioso combattere questa sorta di semianalfabetismo? Perchè se l’italia non sa più usare il congiuntivo, la televisione e i media in generale decidono di non usarlo più?

Perchè non reintroduciamo il concetto di ERRORE o di ERRORE GRAVE invece di nasconderci dietro “i tempi che cambiano e la lingua che di riflesso cambia”? La lingua italiana è la prima cosa che fa di noi italiani degli italiani, è uno strumento di identità azionale fortissimo, difendiamola invece di distruggerla!

(Scusate lo sfogo!)

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19 thoughts on “Se sette italiani su dieci non capiscono la lingua

  1. È proprio vero… Povera Italia, mi verrebbe di parafrasare Battiato.
    La nostra lingua sta vivendo la decadenza dei nostri giorni… Tristemente!
    Povera Italia e poveri noi

  2. Secondo me si passa da un eccesso all’altro: da non leggere nulla a sfoggiare la propria cultura sotto cumuli di vecchiume, muffa, polvere e pretendere che il mondo tutto approvi e segua. Non ci capiamo perché prima ancora di non parlare la stessa lingua c’è sordità: “Io non arrivo a te perché vedo solo il mio mondo”. Il resto è tutta una conseguenza: non cerco di avere curiosità perché la sola idea di prendere un libro mi annoia; non ti ascolto perché il tuo modo di esprimerti – qualunque esso sia – non mi piace. È più una questione di anima che di comprensione vera. 😦

    1. Indubbiamente c’è poca curiosità, però alla base secondo me c’è la mancanza di strumenti comprensione: non posso accedere al livello minimo perchè non ho le competenze per farlo.

  3. Se esistesse, io mi iscriverei subito al tuo fan club! 😆
    Hai scritto un post che condivido dalla prima all’ultima parola. Io adoro la lingua italiana e, sebbene abbia la passione per molti altri idiomi stranieri, ritengo che la lingua nostrana sia una delle più belle del mondo. In quanto all’utilizzo di parole “da sfoggiare”, il mio professore di italiano la pensa esattamente come te. Una volta ci ha letto un tema a dimostrazione di come alcune parole, pur apparendo magari più forbite, suonano ridicole in certi contesti: “…negli ultimi anni il mondo ha vissuto diverse MODIFICAZIONI”. Ma non si poteva scrivere “CAMBIAMENTI?”
    E vabbè…come giustamente dicevi anche tu, le stesse persone che scrivono temi di cui sopra, magari si bloccano davanti a vocaboli come “imprescindibile” e vanno a chiedere chiarimenti ai professor,i perchè altrimenti non sono in grado di rispondere alla domanda del compito!!! 😯

    1. Sì, anche perchè devi considerare che facciamo tanto gli esterofili, però se non sappiamo parlare la nostra lingua come facciamo a parlare correttamente quelle straniere? E’ impossibile!

      1. Giustissimo anche questo. Gente che non conosce la grammatica italiana e spera di poter imparare le lingue straniere! Gente che quando sente parlare di “caso dativo”, si sente spiegare che “caso dativo = complemento di termine” e si sente pure fare l’esempio “caso dativo = complemento di termine = a chi? a che cosa?” sgrana gli occhi come se avesse visto un asino con le ali!
        E non parliamo dei tempi e dei modi verbali! E’ uno scandalo Vale -.- (oddio, se mi leggessero i miei compagni di classe penso che non mi rivolgerebbero più la parola…)

        1. Ma tanto qua non ci vede nessuno! Ahahaha
          Qualche tempo fa una mia collega in aula disse che “le onomatopee servono a riprodurre graficamente le sensazioni derivanti da TUTTI i sensi”, pensa un po’ 😛

        2. Allora colgo l’occasione per sfogarmi! 😛
          Ce ne avrei da raccontare… certi episodi che ti fanno cadere le braccia! In quinto ti senti ancora domandare:” ehi, ma come si dice VORREI ANDARE ALL’ESTERO in inglese?” 😯 Io lì per lì non so come comportarmi: rimango un attimino scossa, dentro di me piango, mi dispero, mi struggo l’anima…poi a malincuore rispondo -.-

        3. Noi siamo un turistico: le lingue sono tra le materie di indirizzo! Eh vabbè, che ci vuoi fare…solo propugnare l’importanza e la bellezza della lingua italiana attraverso questi post!

  4. Cara Valentina, non solo concordo con te ma anche capisco il tuo sfogo, che ovviamente ti perdono. 🙂 Mi fa piacere che questo sfogo provenga da una ragazza giovane e ciò dimostra quanto sia falso ciò che si va in giro dicendo dei giovani e della loro ignoranza. Quest’ultima è come l’influenza: non ha particolari riguardi a colpire i ricchi come i poveri, quelli che vivono in campagna come quelli che abitano in città, i giovani e i vecchi. Tutti a letto comunque! A prescindere dalla scuola che si frequenta o dal fatto che si studi per tutti i gradi di scuola, fino all’università o meno, l’ignoranza, secondo me, è dovuta alla mancanza di curiosità e di passione per il gusto della scoperta. Quanti ormai aprono il vocabolario solo per il gusto di scoprire parole nuove? Tutt’al più consultano il dizionario su Internet … ai miei allievi ho dato il veto, e ciò vale per i dizionari di tutte le lingue, latino compreso. Poi a casa fanno quel che vogliono, però.

    Una parte del tuo scritto mi ha colpita in particolare: «Non posso mettermi a parlare di “problematiche” quando voglio dire “problemi”, o di “tematiche” quando voglio parlare di “temi”». Mi hai fatto ricordare un “vecchio” docente universitario che non voleva che si usasse la parola “modificazione” (a suo dire un calco orribile dal francese) al posto di “modifica”. Io non l’ho mai dimenticato perché i buoni maestri rimangono nella mente e nel cuore. Forse gli studenti di oggi non posano mai lo sguardo sui volti dei docenti, cosicché si saranno già scordati di noi e della nostra faccia tra qualche anno (qualcuno si scorda già di me nel passaggio dal biennio al triennio, visto che non mi saluta se mi incrocia nei corridoi 😦 ), e le loro orecchie non trattengono la nostra voce perché allettate da suoni ben più interessanti … quelli che escono dalla cuffie. 😦

    1. Io credo che tutto ciò che viene insegnato DEBBA essere ricordato, sempre, dalle prime filastrocche (se così possiamo chiamarle) che t’insegnano alle elementari, come “su qui e su qua l’accento non va, su lì e su là l’accento va”, fino agli insegnamenti che si ricevono più tardi. L’esempio che tu hai fatto del calco dal francese mi ha fatto ricordare una cosa che mi ha detto la mia professoressa di linguistica quando mi sono messa a scrivere la tesi: i partitivi, MAI, sono dei francesismi, in italiano non vanno usati, quindi invece di scrivere “ci sono delle parole che….” va messo “ci sono parole che…”. Non è che il francese sta tentando di contaminare la nostra bella lingua?

  5. E’ vero ciò che dici, così come è vero che saper scrivere prescinde dal conoscere il significato di tante parole. In rete si trova di tutto, ma al di là di ogni cosa, si trova anche tanta gente che non riesce ad esprimersi usando le parole. E allora i loro testi diventano incomprensibili e noiosi. Credo che il saper scrivere sia un dono, anche se la base culturale è indispensabile. Ma senza andare troppo lontano, ti è mai capitato di leggere un libro, un romanzo e non averci capito nulla? Quante volte certi giornalisti che scrivono articoli non spiegano un bel nulla? Ti è mai capitato di leggere dei manuali? Incomprensibili. Eppure non credo di essere malaccio in Italiano.

    Come dire, che se i professionisti alle volte scrivono male, possiamo perdonare i nostri amici blogger che sbagliano gli accenti. Tra l’altro, quando qualcuno lascia un commento nel mio blog, se vedo degli errori li correggo senza dir nulla.

    Insomma, quello della lingua Italiana credo sia il nostro tallone d’Achille, purtroppo, poi se ci metti il fatto che malgrado tutto si legga sempre di meno, il cerchio si chiude inesorabilmente.

    Sai, mi viene in mente una cosa, un articolo che avevo scritto giusto un anno fa sul mio blog, su certi rapporti che avevo avuto con una certa persona. Il mio articolo era solo di riflessione, in un certo senso, di autocritica, mi ero praticamente messo in discussione e invece aveva suscitato tantissime reazioni negative, tant’è che ad un certo punto ho dovuto togliere tutto. Ebbene, tu sei stata una delle poche persone che hanno capito cosa io avessi voluto dire. In effetti non era complicato farlo, ma tu l’hai letto nel modo giusto, perché hai dato il giusto peso alle parole scritte.

    Non è solo un complimento che ti sto facendo, ma la dimostrazione che quello che tu hai scritto è vero. Infatti lo condivido parola per parola.

    Ciao!

    1. Certo che mi è capitato! E la cosa grave è che mi è capitato anche all’università con dei libri che mi servivano per dare gli esami. Ne ricordo uno di particolare, quello di geografia: non ho capito niente di quello che volesse dire, e non sono stata la sola. Siamo andati tutti a quell’esame senza capire dove volessero andare a parare il professore e il libro che lo stesso aveva scritto. Comunque riconosco che anche in quel caso ci vuole una grande abilità, scrivere paroloni e paroloni senza – effettivamente – dire niente non è da tutti, eh! Io non lo so fare perchè finisce che mi perdo in mezzo alle parole.
      Ricordo benissimo quel tuo articolo, non sapevo che lo avessi tolto alla fine. Anche io qui ho avuto qualche problema con delle persone che per fortuna si sono allontanate e penso che non mi leggano più. Spesso si legge ciò che si vuole leggere, isolando le parole dal contesto (chè pure gli strutturalisti ci fanno un baffo) o mettendo insieme altre parole/frasi che invece non hanno nessun legame, creando nessi assurdi che chi scrive non ha mai pensato.
      Ad ogni modo, da questo articolo non vorrei che venisse fuori un mio “mettermi al di sopra di tutti e fare la maestrina”. Non mi sognerei mai di andare a correggere gli altri nei loro blog. Semplicemente faccio una constatazione del declino di una lingua bella come la nostra, che è anche la base del nostro patrimonio culturale nazionale.

  6. Assolutamente, non corri il rischio di passare per maestrina, perché non è questo lo scopo di ciò che hai scritto e si capisce benissimo.
    Ma neanch’io mi sognerei mai di correggere gli altri nei loro blog, correggo solo alcuni errori quando scrivono da me, ma senza dir nulla, anche perché alle volte capita scrivendo in fretta.

    Ciao, salutami il mare se vai. 😉

    1. Certo, a me a volte capita di scrivere una cosa, cancellarla e lasciare pezzi di ciò che avevo scritto precedentemente, e si viene a creare un bel pasticcio.
      Non mancherò!

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