Stralci

Io. Tu. Noi.

Dopo il libro che ho recensito (nell’articolo precedente) ho iniziato a leggerne un altro che mi è stato regalato. Non conoscevo affatto l’autore, che è un norvegese e non so perchè nella mia mente la letteratura scandinava o comunque del nord Europa è un po’ messa da parte. Non so perchè non mi abbiano mai attirata quel tipo di autori, ma so che hanno comunque un loro valore. E questo libro, che sto già finendo, è un capolavoro. Vi dico solo che stamattina mi è venuta giù qualche lacrimuccia e so – anche perchè su un gruppo su Facebook (se volete poi vi dico qual è) mi è stato “predetto” – che annegherò nelle lacrime anche alla fine.
Ad ogni modo, volevo condividere una pagina con voi, una pagina che mi ha emozionato quando l’ho letta. Non so, penso di aver sentito questo ragionamento particolarmente vicino a me.

Sempre più spesso usavamo il pronome « noi ». E’ una parola strana. Domani farò questo o quello, si dice. Oppure si chiede cosa l’altro, cioè « tu », deve fare. Non è difficile da comprendere. Ma all’improvviso si dice « noi », e lo si fa con la più grande naturalezza. « Andiamo in spiaggia sull’isola di Langøy, con il battello? » « Oppure restiamo a casa a studiare? » « Ci è piaciuto lo spettacolo a teatro? » e poi, un giorno: « Siamo felici! »
Quando usiamo il pronome « noi », anche se sottinteso, accomuniamo due persone in una singola azione, quasi come se costituissero un’unica entità complessa. In molte lingue si usa un pronome specifico quando si tratta di due, e solo due, persone. Questo pronome si chiama duale, cioè quello che è diviso in due. Secondo me è una designazione utile, perchè a volte non si è nè uno nè tanti. Si è «noi due», e si è «noi due» come se questo « noi » non potesse essere diviso. Si esprimono regole uguali a quelle delle favole quando improvvisamente viene introdotto tale pronome, quasi come con un colpo di bacchetta magica. « Adesso prepariamo la cena. » « Adesso apriamo una bottiglia di vino. » « Adesso andiamo a dormire. » Non è quasi spudorato parlare in questo modo? Di sicuro è diverso dal dire che adesso tu devi andare a casa, perchè io devo dormire.
Quando usiamo il duale si introducono dunque delle regole completamente nuove. « Facciamo una passeggiata! » E’ così semplice, Georg, sono solo tre parole, e nonostante ciò descrivono un’azione così piena di significato che tocca nel profondo la vita di due persone su questa terra. E non è solo per il numero di parole che in questo contesto si può parlare di risparmio di energia. « Facciamo la doccia! » diceva Veronika. « Mangiamo! » « Andiamo a dormire! » Non c’è bisogno che di una sola doccia quando si parla così. Non c’è bisogno che di una sola cucina e di un solo letto.
Per me l’uso di questo nuovo pronome fu uno shock. « Noi »: era come se un cerchio si chiudesse. Era come se il mondo intero si fosse fuso in un’unità superiore.

[Da La ragazza delle arance di Jostein Gaarder, pagg. 134-135]

Voi ci avete mai riflettuto?

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14 thoughts on “Io. Tu. Noi.

  1. La pagina che hai trascritto mi ha fatto venire un nodo alla gola di felicità. Mi ha emozionata, proprio perché non ci avevo mai pensato troppo, in quanto l’uso del “noi” è arrivato in modo così naturale da non accorgermene nemmeno. Ma a rifletterci, quel piccolo “noi” racchiude un intero mondo di condivisioni e di amore. E’ bellissimo.
    Il nome dell’autore mi ha subito acceso una lampadina. Di lui avevo letto “Il mondo di Sofia”, che è tra i miei libri preferiti in assoluto. Te lo consiglio molto vivamente! Fa riflettere, ti insegna molte cose.. e quando pensi di aver capito l’andazzo del libro, boom!, arriva una svolta che per quanto mi riguarda mi ha fatto riflettere molto sulla vita… e che mi fa ancora riflettere tutt’ora, dopo anni dall’ultima volta che l’ho letto.

    1. Accetto il consiglio molto volentieri.
      Praticamente ero solo io a non conoscere quest’autore! Andiamo bene! 🙂
      Io consiglio invece questo a te, perchè è di una sensibilità pazzesca, senza nulla di melenso, ed è una storia dolcissima.

      1. Visto quanto mi era piaciuto Il mondo di Sofia, penso proprio che nei prossimi giorni farò un salto in libreria a vedere se ce l’hanno (e in caso contrario lo cerco su internet hihi)

  2. E’ grazie a Gaarder che alcuni anni fa mi sono avvicinata alla letteratura scandinava. Ha un modo di scrivere molto coinvolgente, seppure semplice. I suoi libri sono di quelli che ti fanno restare sveglio per leggere un’altra pagina… 🙂

    1. Mamma mia, davvero. Io guardo sempre il numero della pagina a cui sono arrivata, però ieri da che ero a pagina 50 mi sono improvvisamente ritrovata a 145.
      Vedo se mio zio ne ha qualcun altro dei suoi e se me lo presta. Altrimenti corro in libreria!

  3. Conosco Gaarder dall’estate prima del mio terzo anno di liceo, quando mia mamma mi consigliò Il mondo di Sofia per avere un primo approccio alla filosofia..e da allora ho letto quel capolavoro decine di volte, è uno dei libri che mi porto nel cuore e che regalo sempre alle persone a cui tengo! Di Gaarder ho letto anche Il venditore di storie, sempre molto coinvolgente ma con uno stile molto diverso dal Mondo di Sofia. Spero di poter leggere presto altre sue opere d’arte! E leggi il mondo di Sofia, come ti hanno già consigliato più su, non te ne pentirai, ma vedrai il mondo..con occhi diversi!

  4. Per essere una voce fuori dal coro, io non ho amato “Il mondo di Sofia”, forse perché la filosofia non è mai stata una delle materie preferite a scuola, per colpa di un professore, che aveva da tempo superato l’età pensionabile, che non ci ha mai trasmesso la passione per questa disciplina.
    Però avevo letto l’estate scorsa “La ragazza delle arance” (ne ho scritto la recensione suol blog principale, non so se l’hai letta) e mi ha letteralmente conquistata. Tanto da farmi venire la voglia di rileggere “Il mondo di Sofia” ma non lo trovo nella mia biblioteca, chissà dove l’ho messo! Diciamo che spendere dei soldi per ricomperare un libro che non mi è piaciuto non è proprio il massimo. 🙂

    1. E’ probabile che non ti sia piaciuto per quello. Io a scuola avevo una professoressa cordialmente antipatica, ma molto preparata e che spiegava in maniera molto coinvolgente.
      La tua recensione non l’ho letta, ora la cerco subito! Ad ogni modo nei prossimi giorni uscirà anche la mia, che ho mandato a chi gestisce il sito e verrà pubblicata tra poco. Voglio proprio vedere che pensi, arrivo!
      In effetti ricomprare un libro che già hai non è che sia un’idea meravigliosa… Magari un giorno lo ritrovi per caso, chissà!

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