Riflessioni semiserie

Chi vorresti essere da grande?

Vi hanno mai chiesto chi vorreste o avreste voluto essere da grandi? A chi vorreste o avreste voluto assomigliare? Suppongo di sì. Una domanda del genere te la fanno sempre, soprattutto quando sei piccolo e non sai neanche dire quanti anni hai se non con le dita della mano.
A me è stato chiesto spesso e non ho mai saputo rispondere, ma credo di aver trovato la mia risposta adesso, quando sono già grande o almeno un po’ più grande di quando ero piccola.

Ebbene, io vorrei essere come mia nonna, la madre di mia madre.

Dovete sapere che inspiegabilmente io come carattere sono un misto tra mio nonno e mia nonna. Certo, qualcosa l’ho presa anche dai miei genitori, ma di più dai miei nonni. E mia nonna, me ne rendo conto solo adesso dato che l’ho persa quando avevo 11 anni (di una brutta malattia che ho vissuto in pieno ma di cui non voglio assolutamente parlare), l’ho sempre venerata. Quindi voglio essere come lei.

Era una gran signora, una donna molto elegante e molto fine, ma non di quell’eleganza finta che si traduce la maggior parte delle volte in superbia, quella di chi si riempie di gioielli e sale sul piedistallo. Era bellissima, non aveva mai nulla fuori posto. Aveva i capelli bianchi ma usava una fialetta di qualcosa che ho sempre chiamato “argento vivo”, che glieli rendeva bianchissimi e lucenti. E aveva gli occhi verdi, cosa che mi sarebbe piaciuto ereditare, ma ahimè mi sono venuti castani.
Lei piaceva a tutti, era sempre educata e allegra e tutti la cercavano. Era una persona immensamente gentile e buona, molto religiosa ma in maniera privata, pregava da sola, andava a messa una volta alla settimana. Cosa, questa, per cui dopo che se n’è andata per un po’ io sono andata da sola a messa il sabato o la domenica. Mi sembrava di sentirmi più vicina a lei facendo qualcosa che faceva lei.
Una volta mi ha detto che una nonna era come una seconda mamma, e io, piccola, la chiamai per qualche giorno “mamma due”, però poi capii che era più semplice “nonna” e smisi. M’insegnò il punto erba, ma l’ho dimenticato. Mi portava, unica figlia di un’unica figlia, qualche pomeriggio a prendere l’aperitivo in un bar che poi hanno chiuso: un bitter analcolico con patatine e noccioline, e per me era l’apoteosi della felicità. Ancora oggi amo sedermi al tavolino di un bar insieme agli amici o a qualcuno e prendere anche solo un caffè.
Mi portava in estate a raccogliere le more in un vialetto qua vicino dove crescevano senza che nessuno andasse mai a prenderle, perchè non erano di nessuno. Giocava interi pomeriggi con me “a vendere”: aprivamo l’armadio, io facevo la commessa e le vendevo i suoi vestiti.

Ma soprattutto era sposata con mio nonno da tantissimi anni, più di cinquanta, ed erano innamorati in un modo magnifico e non ostentato, quell’amore che è unione profonda. E quando se n’è andata lo ha fatto con una tale dignità e discrezione che quasi non si vedeva come la malattia l’aveva ridotta.

Ecco, io voglio essere come lei, e se un giorno dovessi avere una bambina vorrei che avesse il suo nome.

Io alla festa dei loro 50 anni di matrimonio nel '94
Io, a casa dei nonni, alla festa dei loro 50 anni di matrimonio nel ’94
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10 thoughts on “Chi vorresti essere da grande?

  1. Ma che bel post e che bella bimba!

    Io ho conosciuto una sola nonna, quella materna, in quanto mio padre è rimasto orfano dei genitori ad appena vent’anni e mio nonno materno è mancato quando mia mamma era bambina. Mia nonna si chiamava Caterina (che è il mio secondo nome ma non l’avrei scelto per un’ipotetica figlia perché, di comune accordo con mio marito, i nomi dei figli li abbiamo scelti con la nostra iniziale, la emme) anche se tutti la chiamavano Tina. E’ sempre vissuta con noi e l’ho sempre ritenuta una specie di matriarca che sottometteva tutti alla sua volontà: si pranzava e cenava all’ora che sceglieva lei (ed essendo siciliana, tu capirai bene che gli orari non erano per nulla nordici … insomma, voi avete un clima diverso ma da noi cenare alle 21, quando andava bene, non era così usuale e poi la pennichella pomeridiana, specie d’estate … l’ho sempre odiata!), si usciva quando preferiva, naturalmente io, una volta avuta la patente, ho fatto la taxista per lei. Tutte cose che non ho mai gradito. Forse avevo un carattere troppo ribelle e non mi sono mai resa conto della fortuna che avevo. L’ho capito solo quando è scomparsa e lo sto capendo meglio ora che i miei genitori hanno una certa età.
    Anche mia nonna era elegante e aveva dei modi gentili (con gli altri, soprattutto!) e così è mia mamma. Io ho certamente preso da loro ma, se mi avessero chiesto a chi avrei voluto somigliare da grande, non le avrei mai prese a modello. Ribelle fino in fondo. 🙂

    1. Sì, da piccola sembravo una bambina calma. “Sembravo”.
      Pensa, mia nonna paterna si chiamava Caterina.
      Io li ho conosciuti tutti, e me li sono persi tutti da i 9 e i 13 anni, un’ecatombe. Per un motivo o per un altro a 13 anni non li avevo più. I miei nonni materni abitavano a 30 m da dove sto io in inverno, quelli paterni in un comune a pochi km da Palermo. Una bazzeccola di distanza, eh, ma comunque li vedevo meno degli altri.
      La nonna di cui parlo si chiamava Emma, ed è un nome che mi piace molto, ringraziando anche Jane Austen.

  2. Sei riuscita ad esprimere le stesse cose che sentivo per mio nonno !
    Hai una grande interiorità e sensibilità.
    Vedrai che qualcosa ti ha lasciato tuo nonna !
    Ne parliamo fra un po’ di tempo.
    Un abbraccio.
    Ciao.

    1. Io spero che mi abbia lasciato tutto ciò che di più bello aveva.
      Credo che un po’ tutti abbiamo delle persone che ci segnano nel profondo in questo modo.
      Ciao 😉

  3. ho mamma ho i lacrimoni agli occhi…. per certi versi mi hai ricordato la mia di nonna *___* e per questo non posso che dirti grazie!

    Pensa che quando ho letto il titolo del post la mia risposta è stata : ” non lo so ancora adesso cosa voglio essere.. eppure sono grande!” e poi leggendo il resto pian piano appariva un sorriso e una lacrimuccia un altro sorriso e un’altra lacrimuccia…

    Bacioni
    Lely

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